Siamo in una regione fortunata! Dove la terra, il clima e la saggezza dei nostri nonni combinata con le nuove conoscenze, produce uve diverse e sempre più interessanti.

Nei miei tour, capita sempre più spesso che i clienti vengano attratti dai grandi vini: Barolo e Barbaresco in assoluto i più conosciuti. E poi si stupiscono e restino incantati dai “fratelli minori”.

Cosa ne diresti di fare un Tour esplorativo, alla scoperta di altri vini del territorio? In ordine alfabetico per non far torti a nessuno!

Arneis e Favorita

I bianchi del Roero: Arneis e Favorita

Storici castelli, terre coltivate a noccioleti, vigneti e numerosi frutteti, alternate alle Rocche e alle colline boscose: Il Roero. L’arneis a la favorita sono i due vitigni a bacca bianca più diffusi nella zona da cui si producono il Roero Arneis e il Langhe Favorita. Entrambi secchi e dai profumi eleganti di fiori bianchi e frutta a polpa bianca e gialla. Attraverso degustazioni guidate potrai capire la lunga storia, iniziata nel ‘400, che lega i due vitigni, arneis e favorita, al territorio del Roero. Una cucina territoriale davvero unica nel suo genere che ti aiuterà ad esaltare il sapore di questi due meravigliosi bianchi.

 Barbera

La Barbera d’Asti e Nizza Monferrato

Il Monferrato è riconosciuto come l’area storica di produzione della Barbera d’Asti e Nizza Monferrato ne è la sua capitale d’elezione. Un mare verde di dolci colline ti porterà a scoprire piccole cantine a conduzione familiare. Interessante sarà ua sosta nella città medievale di Nizza Monferrato. Troverai cantine che a inizio ‘900 hanno fatto la storia della Barbera d’Asti. Degustando le varie Barbera apprezzerai le sue caratteristiche uniche. Un vino di spiccata acidità, che migliora e si ingentilisce con il tempo. Vino di grande versatilità, che si abbina alla cucina del luogo dove la tipicità astigiana incontra l’influenza ligure.

 Gavi

L’Alto Monferrato, aspro ed intrigante ti aspetta per degustare il Gavi.

Gavi, paesino medioevale, piccolo gioiello dell’’Alto Monferrato. Lo trovi quasi nascosto tra Appenino ed il mare. La sua posizione geografica, una terra dove si sono incrociate culture e sapori, regala al Gavi mineralità, freschezza ed eleganti profumi di fiori bianchi, miele e agrumati. Vino derivato da uve Cortese. Ti posso creare un percorso tra cantine storiche, radicate nel territorio e paesi la cui architettura è stata influenzate dalla vicina Liguria. Degusterai i vini del territorio abbinati a piatti capaci di unire i sapori della cucina genovese e gli ingredienti locali.

  

Moscato

Il Moscato d’Asti e i Sorì da scoprire

Prima di tutto un viaggio nel tempo tra le pagine di famosi scrittori italiani come Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. Autori che hanno vissuto e scelto di scrivere proprio di queste terre.  Siamo a destra del fiume Tanaro, in un’area a cavallo tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo. Zona di forti pendenze collinari che fanno pensare alla fatica della coltivazione che si traduce nella dolcezza del Moscato d’Asti. Vino aromatico e fresco, il vino della festa. Potrai degustare il moscato bianco, con cui si produce il Moscato d’Asti, in diverse espressioni dolci e secche. La cucina fatta di ingredienti tipici ti guiderà alla scoperta dei molteplici abbinamenti con il Moscato d’Asti. Sarebbe possibile abbinare la visita ad un mulino che produce farine pregiate e che rispettano le antiche tradizioni della molitura.

 

Una piccola selezione di vini che ti permetterà di farti qualche idea per un Tour dei vini piemontesi! Se sei interessato, contattami, potrai costruire il tuo percorso personalizzato!

Non poteva mancare nel nostro blog un articolo sul mitico Tartufo Bianco d’Alba!

La stagione è quella giusta, o meglio, diciamo che da questa settimana (siamo a metà ottobre) fino a fine novembre entriamo nel periodo in cui i tartufi sono davvero i migliori, i più profumati e gustosi.

Perché l’autunno è la stagione migliore per il tartufo?

Perché fa freddo di notte, perché c’è umidità nell’aria e quindi il prezioso fungo ipogeo matura lentamente e dà quindi il meglio di sé all’assaggio.

Che poi si sa è tutta una questione di profumo: prova ad assaggiare un tartufo con il naso chiuso, se ne andrà metà del piacere o forse di più!

A questo punto qualcuno si chiederà se è proprio degno di tanta fama, dopotutto è poi solo profumo o quasi…beh io dico di sì! Quel profumo inconfondibile che non mi azzarderò a paragonare a nient’altro per paura di sminuirlo, è qualcosa di inebriante, quasi magico…e quindi almeno una volta all’anno vale la pena pagarne il costo! Si vive una volta sola, no?

Ecco veniamo subito alle dolenti note: quanto costa il Tartufo Bianco d’Alba nella sua stagione migliore? Il prezzo è variabile, dipende dall’annata, questo si sa e anche dalla pezzatura: più i tartufi sono piccoli o rotti, meno costano. E’ ragionevole pensare che si aggiri intorno ai 300/350 euro l’etto. Durante la Fiera del Tartufo tende ad aumentare perchè c’è più richiesta!

Ma quanto è un etto di tartufo? Quanto tartufo è necessario grattare per un piatto?

Diciamo che una bella e generosa grattata sta intorno ai 6/7 grammi, quindi se il tartufo costa 300 euro l’etto, il nostro piatto ricco ci costerà dai 18 ai 21 euro. Ovviamente se scegliamo uno dei tanti ristoranti in zona Langhe, Roero e Monferrato, dobbiamo aspettarci cifre un po’ più alte.

E a quali piatti abbiniamo il tartufo?

Il tartufo ha un profumo elegante e sofisticato oltre che inconfondibile: è molto importante non coprirlo con gusti forti in abbinamento; per questo i piatti preferiti e più consigliati sono le classiche tagliatelle all’uovo (i “tajarin”, magari le tipiche ricette 40 tuorli) o semplicemente con un uovo al padellino (il mio abbinamento preferito!). C’è chi lo ama con la carne cruda, ma io penso che con i piatti caldi dia il meglio…gusto personale ovviamente! Lo trovo strepitoso anche con la fonduta.

Quale vino in abbinamento al tartufo?

Diciamo che per l’abbinamento comanda il piatto su cui lo “grattiamo”, quindi sicuramente con i rossi importanti e corposi tipici delle Langhe andiamo sul sicuro!

Ma alla fine perché il tartufo è così caro? Ed il Tartufo bianco d’Alba ancora di più?

Sicuramente il marketing ha fatto la sua parte nella valorizzazione del tartufo, ma il motivo è sicuramente anche la sua rarità e la difficoltà nel trovarlo. Quello di Alba perchè ha un profumo decisamente intenso e riconoscibile.

Da questo punto di vista, un’esperienza davvero unica è quella di accompagnare un “trifolao” e il suo cane (detto anche tabui) alla ricerca del prezioso fungo, magari alle prime luci dell’alba. E’ emozionante assistere all’eccitazione del cane che annusa tutt’intorno e si precipita in tutti gli anfratti alla ricerca del tartufo. Molto interessante scoprire tutte le tecniche di addestramento dei cani e capire come si estrae il tartufo, che ovviamente non deve rompersi.

Ecco, questa è la dimensione del tartufo che mi piace di più: l’idea di restituirlo a quello che è, un prodotto naturale, della terra, che non è solo un bene di lusso per le tavole degli chef di tutto il mondo (questo aspetto viene dopo), ma un profumatissimo fungo che cresce sottoterra solo in determinate condizioni e zone e per questo diventa raro e prezioso.

Un prodotto che ci racconta di “trifolao” di lingua madre piemontese e di cani che capiscono solo quella “lingua”, di un rapporto simbiotico tra questi ultimi e il loro padrone e soprattutto di ecologia e ambiente. Eh sì, perché finché ci sarà il tartufo vorrà dire che la natura non è ancora sconfitta. Il tartufo nasce e cresce solo nei boschi ed è solo preservandoli che potremo ancora gustarci questa meraviglia della natura. Il tartufo ha in sé un animo semplice e contadino, molto meno sofisticato di tanti prodotti gourmet…alla fine a “lui” basta un uovo al padellino per dare il meglio di sé!

Potrei raccontare ancora molte cose riguardo al mondo del tartufo, delle piante che ne favoriscono la formazione e delle zone in cui si può trovare; delle varie tipologie più e meno pregiate…. ma vorrei lasciare un po’ di mistero, un mistero profumato proprio come il Tartufo bianco d’Alba!

Se vuoi scoprire tutto su questo mondo, partecipa a una esperienza esclusiva di ricerca con pranzo finale con degustazione di tartufo biancoti garantisco che sarà indimenticabile!

Guarda il nostro video per ispirarti!

 

 

 

La richiesta

My name is A*** and I am from Iceland.  We are about 6-8 couples that are interested in a gourmet wine – bike trip in Piedmont.  We have drunk a lot of wine from Piedmont in the past and are interested in the region.  We are thinking one week.

What do you offer?

Mi chiamo A**** e scrivo dall’Islanda. Siamo 6-8 coppie interessate a un tour in bici in Piemonte. Abbiamo bevuto molti vini del Piemonte e siamo per questo molto interessati alla regione. Stiamo pensando a una settimana. Cosa ci offri?

I tempi

Era il 09 febbraio 2018, la vacanza degli islandesi si è realizzata dal 1 all’8 ottobre 2019…un bel tempo di gestazione direi!

Certamente nel frattempo ho seguito altri clienti, ma di tanto in tanto arrivavano le mail con richieste e suggerimenti ed io rispondevo con proposte e nuovi itinerari alla scoperta del Piemonte.

Creando il programma

Fin da subito è stata chiara la volontà di affidarsi a SlowDays come esperto locale. Sono le situazioni che mi piacciono di più: il cliente che mi lascia libera di proporre e spaziare anche su luoghi meno noti e fuori dai tracciati turistici tradizionali.

Mi parlavano di cantine con grandi nomi come Gaja e Vietti, mi parlavano di tour in bici di molti chilometri al giorno, di ristoranti stellati insomma volevano davvero conoscere il meglio!

Ho proposto loro, visto che i giorni a disposizione non erano pochissimi, di trascorrere qualche giorno anche in Monferrato: hanno accettato volentieri! Volevano a tutti i costi degustare Barolo e Barbaresco, ma sono riuscita a far loro scoprire anche il Barbera e le bollicine di Langa!

Come si è realizzato il loro programma?

2 notti in Monferrato in una tenuta immersa nel verde con Spa e cantina e 5 notti in un boutique hotel nel cuore delle Langhe, ai piedi del Castello di Grinzane Cavour.

Ogni giorno un’esperienza diversa alla scoperta di luoghi e persone.

Ogni giorno qualche chilometro in bici insieme a una guida locale preparata e simpatica che si è adeguata ai loro ritmi che di solito prevedevano volate in salita seguite da lunghe soste al bar: sempre itinerari diversi alla scoperta del Monferrato, delle Langhe del Barolo, dell’Alta Langa e della Langa del Barbaresco.

Le foto in mezzo ai vigneti con assaggi degli acini maturi, lo stupore di fronte ai paesaggi dell’Alta Langa, le dolci colline del Barbaresco da percorrere sotto un cielo azzurro e un bel sole a sottolineare i colori autunnali dei vigneti… Degustazioni in cantina di livello molto alto con vecchie annate e riserve, ma anche esperienze in cantine piccole e familiari che ho insistito ad inserire e che alla fine sono quelle che più li hanno entusiasmati (come sempre accade del resto!)

Per molti di loro, il primo assaggio di tartufo bianco: e allora una ricerca in un bel bosco fitto insieme ai cani da tartufo e poi racconti sul tartufo e una degustazione contadina impreziosita dal fungo albese dal profumo unico.

E poi le cene in alcuni dei più prestigiosi ristoranti della zona, intervallate da pranzi conviviali in osteria.

La scoperta del Roero insieme al titolare di una piccola cantina; e una degustazione narrata per conoscere i vini della zona abbinati ai grandi formaggi piemontesi.

Concludendo

Tutto questo è stato il compimento di un lungo lavoro che mi ha portato piano piano a conoscere sempre meglio questo simpatico gruppo nordico; la loro conoscenza mi ha consentito di creare un programma su misura che ha suscitato davvero molto entusiasmo, decisamente oltre le mie aspettative!

La ricetta è una sola: io conosco e amo il Piemonte, tu sai quello che ti piace e cosa vuoi da una vacanza…lì in mezzo si trova la realizzazione del nostro progetto per creare momenti indimenticabili!

8 giorni sono volati, ci siamo salutati con la promessa di rivederci…e ancora una volta, i clienti sono diventati amici!

Una carrellata di emozioni!

Ottobre è un mese magico per i colori delle vigne

Autunno a colori nelle Langhe

Il foliage nelle Langhe, nel Roero e nel Monferrato

Ho sempre desiderato fare un viaggio negli Stati Uniti, nel Maine precisamente, durante i mesi d’autunno. Le foto fantastiche della “regione dei pini” con i suoi colori dal giallo al rosso scuro mi affascinano.

Oggi pomeriggio mi sono ritrovata in macchina in mezzo al Foliage di casa mia! I colori dei vigneti con queste magnifiche giornate di ottobre mi hanno dato un bel contentino! Certo, le viti non sono alte come gli alberi nei boschi del Maine, ma la vista spazia su una tavolozza di colori, appena sali un pochino sulle nostre colline.

E così trovi il giallo delle foglie del Moscato che fanno compagnia alle foglie gialle del Nebbiolo. Il Nebbiolo che poi diventerà Barolo e Barbaresco ama farsi notare in mezzo agli altri. Si sente comunque nobile e diverso dagli altri! Il mio preferito, il Dolcetto, ha foglie di un colore rosso acceso. Una vigna di Dolcetto la distingui per la sua allegria! Il più serio di tutti è il vitigno della Barbera. Si veste già con i colori autunnali, e le sue foglie sono violacee e quasi marroni.

Se a tutta questa bellezza ci arrivi con un giro in e-bike, con una passeggiata oppure se vuoi percorrere più strada con la tua auto (finestrini abbassati e ritmo lento), allora potrai proprio dire di essere parte di un bellissimo quadro!

Per concludere e per non farci mancare nulla in questa magnifica stagione, abbiamo la Fiera del Tartufo di Alba! E quindi appetitosi piatti con il Re profumato. Accompagnato dai vini di cui parlavamo prima e da formaggi che … invitano alla meditazione!

Non so tu, ma io per quest’anno non vado nel Maine! Se vuoi venire anche tu a vedere, potrai dirmi se ho ragione.

Ah! Piccolo segreto. A novembre, finita la Fiera, con le prime pigre giornate di nebbia, il tartufo è molto buono! Ma non dirlo troppo in giro perché qualche segreto mi piace ancora tenerlo solo per noi.

Un caro saluto dal foliage delle Langhe.

Robiola piemontese

Somiglianze?

Mi sono imbattuta in questa bella intervista fatta a Carlin Petrini dal Corriere della Sera e mi sono immedesimata nella sua filosofia e nel suo modo di concepire il “business”.

I Piemontesi, il Piemonte in genere, terra schiva che non ama apparire. Terra che con una grande operazione di marketing si trova oggi al centro della ribalta con i suoi paesaggi premiati dall’Unesco. Ma che conserva angoli ancora intatti e genuini.

SlowDays: I giorni lenti. Che si assaporano. Da godere ogni momento.

Perché ho voluto affiancarlo a Carlin Petrini, a Cheese? Esageroma nen! Non mi voglio montare la testa! Ma sento profondamente questo pensiero e lo applico nel mio piccolo al mondo dei viaggi.

Ho sentito dire che i turisti stranieri non capiscono, non hanno una grande cultura vinicola e gastronomica. Ho visto applicare prezzi esagerati per sfruttare il momento. Ho visto arrivare bus di turisti allineati e grupponi che quasi di corsa percorrevano Alba. E mi sono sentita estranea a tutto questo.

Amo le piccole cose, gli angoli genuini, i cibi artigianali dove l’amore del produttore si sente ad ogni boccone, amo i vini e le cantine dove il produttore ti parla del suo vino come se fosse il suo bambino.

Carlin Petrini

Carlin Petrini e Bra

Carlin è rimasto con i piedi per terra. Vive nella sua Bra e nonostante sia andato a cena con il Principe Carlo e parli al telefono con il Papa, dice “esageroma nen”, non esageriamo, non montiamoci la testa!

Cheese, nel 2019, aperto dal 20 al 23 di settembre, porta a Bra produttori da tutto il mondo. Il tema è Naturale è possibile! Perché per fare il formaggio bastano 3 ingredienti: Latte, caglio e sale. Ma purtroppo l’industria snatura questo processo. E poi lo rivestono con imballaggi e lo spingono con il marketing. Ma l’essenza, molte volte, la perdono!

Vieni in Piemonte?

Questa è l’essenza che vorrei che chi viene in Piemonte si portasse a casa, racchiusa nei suoi ricordi: un profumo, uno sguardo, un sapore che parlano di mondi antichi vissuti nel presente.

E adesso smetto perché devo andare a lavorare: Cecilia vuole il suo Addio al nubilato, Mike vuole cantine non troppo famose per il suo Tour dei Vini e Angelo vuole fare un regalo ai suoi genitori per i 50 anni di matrimonio.

A presto su questo stesso canale!

L'Alta Langa che ti addolcisce la giornata!

Oggi sono andata a scoprire un mondo meraviglioso: Il mondo delle api e del loro straordinario prodotto, il miele.

A casa, quando ero piccola, era arrivato un libro sul mondo delle api. Molte volte ho visto documentari ed anche trasmissioni che parlavano di questi piccoli ed operosi insetti. Ho sempre saputo che erano una specie che si organizzava in maniera complessa. Ma oggi li ho visti con occhi completamente diversi.

Ho visto le api attraverso le parole, gli occhi, il lavoro e le emozioni che mi hanno trasmesso Sandra e Agnese, Angela, Massimo e Lorenzo. Mi hanno raccontato le api con lo stesso amore e con la conoscenza che deriva dal lavoro quotidiano con le “loro api”.

esperienza miele langhe
esperienza miele langhe

L’Alveare, un condominio, un oggetto oppure un organismo complesso?

Le api si fondono in un organismo più complesso, l’Alveare. L’alveare potremmo credere si tratti di un semplice “oggetto”. No! Attraverso il racconto di Massimo l’alveare è diventato un organismo con un cervello, un apparato digerente, un apparato riproduttore e la capacità di rigenerarsi e di riprodursi.

In maniera leggera ci ha raccontato di Api Regine che non comandano, di api che durante la loro vita seguono un cammino formativo e lavorativo che le porta ad eseguire tutti i compiti all’interno di questa creatura che si chiama Alveare.

Le abbiamo viste sciamare attraverso il bosco, mentre il racconto proseguiva ed abbiamo seguito i fuchi nella loro danza per la riproduzione.

Tutto in maniera divertente e fluida. Con qualche piccolo pettegolezzo a rendere piacevole la scienza!

L’Apiario. Dove abitano le api. In fondo al sentiero delle more.

Con Lorenzo e Massimo abbiamo visitato l’apiario. Abbiamo visto come vivono all’interno dell’Alveare. Ci ha presentato l’Ape Regina, ci ha fatto notare la meraviglia architettonica del favo.

Agnese e Sandra, due minute, energiche e sorridenti ragazze (figlia e madre!) sono le regine del laboratorio. Alle prese con macchine che permettono loro di ottenere un miele di alta qualità. Non devono più combattere con arnie pesanti perché aiutate da questa stupenda macchina acquistata da poco e che ci conferma la fiducia in questa loro grande sfida: Dare al Miele dell’Alta Langa la dovuta visibilità e l’onore di non dover competere con miele di dubbia provenienza.

Alla scoperta del mondo delle api

Il gran finale. La dolcezza del miele che conquista il palato.

Alla fine, la degustazione dei loro straordinari prodotti preparata con amore da Angela: Il miele amarognolo di castagno, il chiaro miele di acacia (pochissimo in questo anno terribile per le api!), il profumato miele di tiglio, la melata ricca di Sali minerali e gusto intenso. Ma poi i derivati, le caramelle balsamiche al miele, le castagne al miele, i biscotti lavanda e miele…  Avete capito che non riuscivo più a smettere di assaggiare?

Ovviamente il formaggio di pecora, la tuma, con un goccio di miele di castagno… mi ha colpito al cuore!

Ed ecco che mi viene in mente che un percorso così è una delle scoperte che la nostra zona può proporre. A chi? Alle famiglie, a chi ama capire cosa mangia, a chi rispetta la natura o, semplicemente, ai “golosi consapevoli”!  E così ho inventato una nuova categoria da coccolare.

Angela, Massimo, Lorenzo, Sandra e Agnese, nelle loro giornate intense sapranno comunicarvi la loro passione per le api e per il miele.

Chiedimi informazioni e potrò costruire per te un viaggio sensoriale nell’alta Langa. Non te ne pentirai!

degustazione miele langa
Real Chiesa di San Lorenzo

Il mio lavoro mi ha cambiata. Sono sempre stata curiosa ed ho sempre amato viaggiare “nel dettaglio”. Per intenderci non farò MAI 7 capitali in 7 giorni!

Oggi ho approfittato di un amico di famiglia, appassionato di arte e di storia che abita a Torino e che mi ha “rivelato” un segreto. Ma te ne parlo tra poco. Andiamo con ordine.

La Real Chiesa di San Lorenzo

Permettetemi di dire che l’Italia è letteralmente affollata di arte e di bellezza. E che il Genio di chi ha vissuto in questa terra durante i secoli scorsi ci ha regalato enormi ricchezze. Che purtroppo, a volte, non conosciamo e non valorizziamo a sufficienza!

Un piccolo cenno alla storia di Torino

Torino, fine del ‘500. Torino era una piccola città che non raggiungeva i 20,000 abitanti. Pochi edifici notevoli: il Duomo, il Palazzo del Vescovo. Una piccola chiesa medioevale, Santa Maria ad Praesepem, oggi inglobata nell’attuale Chiesa di San Lorenzo. Trasformata nell’Oratorio della Addolorata oggi la vediamo come atrio di San Lorenzo.

Emanuele Filiberto, fa il voto di erigere una Chiesa in onore di San Lorenzo,  in ricordo della vittoria di San Quintino. Non riesce a adempiere il suo voto per mancanza di fondi. Quindi decide di dedicare a San Lorenzo la piccola chiesa di cui ti ho parlato. Ma che diventa importante perché espongono, in ottobre del 1578, la Santa Sindone. Si era voluto trasferirla a Torino da Chambery per agevolare il viaggio del cardinale Carlo Borromeo, che aveva fatto voto di andare a piedi a venerare la santa reliquia. Sicuramente c’era interesse a far diventare Torino un centro importante!

Durante la vera e propria creazione della città di Torino, delegata ad Ascanio Vittozzi, nascono il Palazzo Ducale, Piazza Castello e vari edifici con facciate sempre eleganti ed ordinate.

Finalmente con Vittorio Amedeo I, nel 1634, si comincia la costruzione della chiesa di San Lorenzo, per estinguere il voto fatto da Emanuele Filiberto. Architetto Carlo di Castellamonte. Due anni dopo il lavoro viene assegnato a Guarino Guarini che la porta a termine. Non la facciata che non sarà mai costruita.

Veniamo alla costruzione della Chiesa

Il progetto è complicato da vari “problemi”. Praticamente la Chiesa non aveva modo di prendere luce da nessun lato. Era infatti inglobata tra la vecchia Chiesa, che non poteva essere abbattuta, Palazzo Chiablese e le case dei Teatini. Quindi una Chiesa che non poteva avere finestre!

Ecco che il Genio entra in azione: Una Chiesa che avrebbe preso la luce solo dalla sua Cupola. Un capolavoro che sarebbe stato più alto dei palazzi circostanti.

Altra idea geniale è stata quella di “vendere” le Cappelle all’interno della Chiesa alle famiglie importanti. Con una azione di marketing (mi perdoneranno i puristi della storia dell’arte!) degna di uno dei nostri attuali migliori consulenti. Per essere presenti nella Chiesa dove sarebbe stata custodita la Sindone,  costruita dalla famiglia reale… i notabili pagano  profumatamente e rifiniscono con sfarzo ben sei Cappelle all’interno della Chiesa.

Il segreto della Chiesa di San Lorenzo

Guarino Guarini, l’architetto a cui dobbiamo la Chiesa di San Lorenzo era un abile architetto, anche appassionato di astronomia.

Le Cappelle che stano ai quattro angoli della Chiesa hanno nel centro un oblò, che questa mattina mi è stato detto che si chiama Oculo.

Gli oblò delle cappelle sono bui e durante quasi tutto l’anno possono passare inosservati.  Due volte l’anno, all’Equinozio di Primavera e d’Autunno, verso mezzogiorno, la luce solare entra dalla cupola in alto e colpisce l’oblò accanto all’altare. Magicamente o, sarebbe meglio dire, ingegnosamente appare un affresco segreto. Lo stesso gioco di luci con relativa apparizione di un altro affresco si verifica nell’oblò della cappella opposta a quest’ultima.

Due volte l’anno e siamo proprio nei giorni giusti. Questa meraviglia dura una decina di giorni e dobbiamo approfittare delle giornate soleggiate per vederla!

Giochi di Luce

Se non riuscite a passare nella Chiesa di San Lorenzo durante questi magici giorni, ricordate comunque di notare i giochi di luce che appaiono quando il sole splende in cielo: Arcobaleni che si formano sulle varie statue vi faranno rimanere a bocca aperta.

San Lorenzo Giochi di luce

Archeologia industriale

Per chiudere in bellezza la nostra visita a Torino, un pranzo veloce,  ma volevo visitare anche un altro posto che mi incuriosiva. Le Officine Grandi Riparazioni.

Un complesso industriale di fine Ottocento nel cuore di Torino. La loro storia affianca Torino per circa un secolo. A inizio anni ’90 la chiusura ed il rischio di demolizione.  Nel 2013 la Fondazione CRT acquista l’edificio ed inizia un’opera notevole di ristrutturazione.

Nasce così all’interno della Cattedrale della storia industriale di Torino uno spazio interessantissimo. Architettura di avanguardia con un rispetto notevole nel preservare il fascino della vecchia industria.

Uno spazio molto grande che diventa ogni settimana sede di eventi, mostre ed iniziative di tutti i tipi. Vale la visita!

Nel ristorante/bistrò al suo interno piatti interessanti in uno spazio che appaga la vista … ed il palato!

 

Torino può essere l’inizio oppure la fine di uno splendido Tour in Piemonte. I miei contatti li hai? Scrivimi e potrò aiutarti a creare il tuo Tour ed i tuoi luoghi segreti!

Un piccolo assaggio della visita

Parlare di nocciole delle Langhe in tempo di vendemmia?

Lo so che siamo tutti pronti per parlare di vendemmia, di come è stata questa annata per il Nebbiolo che diventerà poi Barolo; siamo pronti per la Fiera del Tartufo e per i grandi eventi autunnali delle Langhe, ma oggi voglio fare un passo indietro.

Un giorno per scoprire la Sacra di San Michele. Un’ora e venti dalle Langhe e venti minuti da Torino!

Dedico i mesi estivi ad ampliare i miei orizzonti e sono convinta che per farlo non serva allontanarsi poi tanto da casa.

Si dice sempre che “i locali” sono quelli che conoscono meglio il proprio territorio, ma vorrei lanciare una provocazione: “E’ poi così vero?” . Certo un “locale”, un abitante del posto saprà consigliarti un buon ristorante, magari darti ottimi consigli pratici su come evitare il traffico, ma siamo poi proprio sicuri che abbia visitato e approfondito i luoghi “imperdibili” del suo territorio? Beh, io penso proprio di no! Alla veneranda età dei miei 40 e qualcosa anni, ho deciso proprio oggi di visitare quella assoluta meraviglia della Sacra di San Michele, in provincia di Torino, alle porte della Val di Susa.

Non ringrazierò mai abbastanza il mio lavoro perché mi stimola (obbliga?) ad andare in esplorazione prima di proporre nuove mete. Altrimenti troppo spesso ho rimandato visite straordinarie.

A proposito di guide locali

Il mio mestiere mi ha anche insegnato che “con la guida è meglio”, proprio tutta un’altra esperienza! E quindi ho chiesto a Valentina, un’esperta e simpatica guida che abita ai piedi della Sacra di farmi da cicerone.

La giornata era spettacolare ma c’è da dire che la Sacra di San Michele mostra il proprio fascino anche avvolta dalla nebbia o coperta dalla neve! Ho già voglia di fare un salto su in inverno, magari per la Messa di Natale celebrata nell’Abbazia…non so immaginare l’atmosfera incredibile che si potrebbe respirare lassù!

La Sacra di San Michele si può raggiungere in tanti modi, anche a piedi ripercorrendo i passi dei pellegrini. Noi abbiamo scelto di fare solo l’ultimo pezzettino, ma già da quello si intuisce l’enorme lavoro e l’estrema fatica che può essere stata fatta per erigere la Sacra e intuire un frammento della fatica dei pellegrini che percorrevano e percorrono quei sentieri ombrosi nel silenzio e nella preghiera

La Sacra di San Michele è maestosa, da lì si gode un panorama spettacolare, quasi si vede tutto il Piemonte! Non si smette di chiedersi come si possa essere costruita una tale imponente meraviglia a quell’epoca senza i mezzi a nostra disposizione (è stata costruita tra il 983 e il 987).

La linea retta che collega le Abbazie dedicate a San Michele. Un mistero?

La storia, l’arte e l’architettura sono qualcosa di grandioso e che ci fa sentire piccoli. Veniamo a sapere che la Sacra di San Michele si trova lungo una linea retta immaginaria che collega l’Irlanda con Gerusalemme passando per la Francia, l’Italia e la Grecia; una linea che collega tutti i santuari dedicati a San Michele.

Parlando della Sacra si parla di Giulio Cesare, della storia di Italia, dei Savoia, dei rapporti con la Francia…un tuffo nella storia.

Tanto ci sarebbe da dire sulla sua fondazione, sulla sua storia, sapere di quando è caduta in disgrazia e per 2 secoli nessuno se ne è occupato: tutte informazioni reperibili qui e là, ma meglio ancora attraverso una bella visita guidata. Ma la cosa che consiglio è di andarci il prima possibile sia che siate piemontesi che turisti di passaggio. Lo so, noi parliamo sempre di Langhe, di vini e di eccellenze gastronomiche, ma la Sacra si trova a 20 minuti da Torino e a un’ora e qualcosa da Alba: non si deve perdere! Non fate come me che ho aspettato 40 e qualcosa anni!

Avigliana ed i suoi Laghi come gran finale di giornata

Beh per non smentirmi, anche in questo caso ho deciso di completare il mio SlowDay con un’altra visita. A completamente perfetto della visita mattutina, niente di più slow di un pranzetto in riva al lago e una passeggiata intorno ai bellissimi laghi di Avigliana, quello piccolo e quello grande. Tanti locali affacciati sul lago perfetti all’ora dell’aperitivo o per una cenetta romantica…ma perché non passarci qualche giorno da queste parti? Io lo consiglio senza alcun dubbio! Parliamone!

 

 

Il Ferragosto ormai è passato, per molti le vacanze sono appena finite, mentre per altri sono già un lontano ricordo… ma perché disperare quando anche in autunno si possono progettare dei magnifici viaggetti?