Oggi voglio raccontarti di un altro prodotto straordinario del nostro Piemonte: Il Formaggio

L’occasione che mi spinge a parlarti di questo argomento è l’avvicinarsi della straordinaria manifestazione CHEESE.

Questo evento si tiene ogni due anni. A Bra, cittadina della provincia di Cuneo dove è nato il movimento SlowFood di Carlin Petrini (ma ve ne parlo un’altra volta!)

Dunque ti accenno qualcosa di Cheese, ma in relatà ti parlerò di formaggi piemontesi. Sì perché Cheese è l’apoteosi del formaggio. E’ la vetrina dove i produttori da ogni continente portano i loro prodotti e si fanno conoscere. E’ un evento straordinario che ad ogni appuntamento cresce e si sviluppa.

Il titolo è Cheese, le forme del latte. La città di Bra diventa un mercato in ogni suo angolo e gran parte dei ristoranti della zona omaggiano questo prezioso prodotto, antico e sempre più apprezzato!

Quando: 20-23 settembre 2019 (evento biennale)

Ma parliamo dell’argomento che mi sta a cuore:

I formaggi italiani ed ancor di più i formaggi piemontesi.

In Italia abbiamo una varietà che ci colloca tra i primi produttori al mondo proprio per le tante tipologie di formaggi vaccino, ovino e caprino. Ed il Piemonte rispecchia questa caratteristica. Praticamente in ogni valle troverai piccoli e grandi caseifici con le loro specialità. Formaggi della tradizione e formaggi anche con un pizzico di innovazione. Tutti caratterizzati dall’ottima materia prima

Ti racconto qualcosa dei formaggi che amo di più

Iniziamo dal Gorgonzola DOP, il nome non ti deve ingannare: si chiama come la città lombarda ma il grosso della produzione arriva dalla provincia di Novara. Poi possiamo ormai vantarci del Grana Padano DOP e di suo “figlio diletto” il Valgrana. Ottimo il Bra e straordinario il Castelmagno. Io vado matta per le varie tume, di cui in particolare devo ricordare quella di Roccaverano.

Ci sono poi formaggi come il Raschera, il Taleggio, il Bruss, le robiole che diventano un piatto principale e molte volte un ottimo sostituto della carne.

Noi piemontesi, ed ancora di più noi che viviamo nelle Langhe abbiamo una predilezione per i formaggi che si integrano con i nostri piatti caldi invernali. La polenta concia, gli gnocchi alla bava, il risotto al raschera oppure al castelmagno, i tomini grigliati, la pasta al gorgonzola ed ogni piatto dove il formaggio fuso scatena il suo gusto!

Ti ho invogliato? Bene, sappi che organizzo Tour gastronomici dove i formaggi incontrano i vini della zona e dove li possiamo accompagnare anche a conserve preziose ed intriganti come la Cugnà!

Se hai voglia di “ubriacarti” di formaggio non devi mancare alla manifestazione Cheese 2019 ma sappi che qui troverai formaggi ottimi in ogni stagione. Parola di golosa del formaggio.

Ricette piemontesi: parliamo di contaminazioni…culinarie!

Alcuni giorni di festa, il freddo che sembra non volere ancora andare via e qualche ora da dedicare alla cucina. Ecco gli ingredienti di questo articolo!

 Insalata russa: certamente piemontese! O no?

C’è chi racconta che in Italia, nel Settecento, si parlasse di insalata genovese e che fosse un piatto amato dagli aristocratici liguri. Molti altri invece sostengono che l’insalata russa SIA PIEMONTESE. Ed io voglio crederci!

Perché si chiama russa?

Forse l’origine non deriva dal fatto che l’insalata russa fosse proprio russa. Ho trovato qualche cenno al fatto che si chiamasse così perché il servizio era “alla russa”, e cioè che tutti i piatti fossero serviti in tavola insieme. Io vi do la ricetta che ho scritto anni fa sul mio quaderno di ricette!

Insalata russa alla piemontese: la ricetta originale

Ingredienti

  • 1 tazza di maionese (fatta con i tuorli, poco olio di oliva, olio di semi, sale e limone!)
  • 2 patate
  • 3-4 di carote
  • 1 scatola di piselli teneri (io compro quelli surgelati e li faccio bollire. Se preferite potete usare quelli già cotti.
  • 7-8 pezzi di sottaceti, tritati fiissimi
  • 1 scatoletta di tonno (io preferisco il tonno in vetro, ma era per darvi la misura)
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale q.b.

 Preparazione

Cuocete le verdure separatamente. Devono essere ben morbide. Quando saranno raffreddate unitele agli altri ingredienti (sminuzzate il tonno!) e mescolate accuratamente aggiustando di sale ed aggiungendo qualche cucchiaio di olio EVO. Alla fine, aggiungete la maionese, tenendone qualche cucchiaiata per guarnire. Mescolate ancora bene. Appiattite e livellate l’insalata russa. Stendete un velo di maionese e fate “le guarnizioni”. Piselli, qualche spicchio di carota, una fetta di uovo sodo serviranno a fare qualche bel disegno!

 

Altro piatto “mitico” della cucina piemontese? Il vitello “tonnato”!

 

Alzi la mano chi non ha assaggiato il vitello tonnato! Se siete stati in Piemonte, impossibile!

Dire antipasto in Piemonte e dire Vitel Tunè è quasi la stessa cosa! In Italia però si contano molte versioni di questo piatto: Lombardia, Veneto, Emilia dicono di essere depositarie della storia di questo piatto. Ma Wikipedia (e già anche Wikipedia si è scomodata!) dice che è piemontese, e quindi bando alle chiacchiere, è piemontese!

Partiamo dal fatto che è un piatto strano! La carne mescolata al pesce non è proprio usuale. E poi, se pensiamo che il Piemonte, il mare, proprio non ce l’ha!

Il vitello tonnato, quando è nato prevedeva una salsa a base di acciughe e capperi. Le acciughe ed i capperi erano il frutto degli scambi con la Liguria. E nasce da questi scambi questa idea … così buona!

Vitel tunè voleva dire vitello “conciato”. Si dice che il tonno sia stato aggiunto dopo, come ingredienti, forse proprio per un errore derivato dal nome!

La MAIONESE? Sì o No?

Diciamo che nel tempo è stata aggiunta la maionese per creare la salsa tonnata, buonissima peraltro, che oggi conosciamo. Qualche purista la rinnega assolutamente. A me piace in entrambe le ricette. Anzi, mi piace da impazzire anche il panino con il vitello tonnato! Provare per credere…!

La Bagna Càuda: la salsa piemontese che arriva dalla Francia!

La salsa a base di sale olio e acciughe era conosciuta ed amata dai mercanti. Ma solo “i poveri” la amavano. Oggi è diventata un piatto quasi ricercato e si sono addirittura creati i “Bagna Cauda Day”!

Come nasce questo piatto?

E’ il piatto collettivo. Il piatto della festa. Si condivide l’allegria perché “si bagna” tutti insieme. Era il piatto per festeggiare la fine della vendemmia. Ma i contadini lo amavano anche …  a colazione! Sì, perché se ti sei svegliato alle tre del mattino, hai sistemato la stalla, munto le mucche, raccolto un po’ di verdura nell’orto… puoi anche fare colazione con la bagna cauda ed una bella fetta di pane!

È una ricetta piemontese? No, direi del Monferrato e delle Langhe

Sembra che le sue origini siano in Provenza. Salse a base di acciughe, molto simili, si raccontano già nei secoli passati.

I commercianti del Monferrato, quando andavano in Francia a rifornirsi di sale ed acciughe hanno assaggiato e quindi “importato” anche questo splendido piatto!

La nostra tradizione ha aggiunto le verdure e l’ha fatta diventare un “intingolo”!

Gli ingredienti e la ricetta della bagna cauda

Ora ti racconto la nostra ricetta (per 4 persone)

  • una testa e mezza di aglio
  • olio quanto basta
  • 200 grammi di acciughe “mature”, devi chiedere così!
  • Latte, un pezzetto di burro

Sfiletta e pulisci le acciughe.  Lessa l’aglio nel latte fino a quando diventa poltiglia. Aggiungi la noce di burro. Metti i filetti di acciughe e lavorali sempre sul fuoco, fino a farli ridurre in crema. Versa l’olio a filo fino alla consistenza desiderata. Deve poi cuocere circa 30 minuti a fuoco bassissimo!

Servila in tavola con belle fette di pane casereccio e le verdure pulite. Scaldala ogni tanto oppure metti in tavola un fornelletto per tenerla calda durante tutto il pasto.

Una buona Barbera, per me, è l’accompagnamento migliore!

Se vuoi venire ad assaggiare questi ed altri ottimi piatti piemontesi, ti aspetto per aiutarti ad organizzare il tuo Tour ideale! Tra cantine, passeggiate per smaltire, ristoranti e panorami, non ti sentirai mai sazio!

Via alla pagina dei nostri Tour per avere ispirazione. Ma ricordati che noi creiamo Tour personalizzati!

 

A Monale c’è Raffaele, che si prende cura delle sue caprette un po’ dispettose, ma con il loro latte produce formaggi pluripremiati!

In una di queste giornate anticipatamente primaverili, mi sono messa in macchina per andare a conoscere Raffaele, titolare dell’azienda agricola Cascina Aris.

Prima di giungere a destinazione, ho fatto una sosta a Monale, un piccolo comune in provincia di Asti di circa 1.000 abitanti.

Davvero un posticino delizioso, dove cielo e boschi, stradine di campagna e natura, convivono insieme allegramente!

A coronare questo bucolico paesaggio, un Castello, il Castello di Monale, non aperto al pubblico per visite guidate, ma le cui sale sono adibite a sontuose location per matrimoni / bed & breakfast. Un luogo da tenere in considerazione per turisti in cerca di soggiorni rilassanti, immersi nella pace della campagna.

Ho ripreso, quindi, il mio giro, destinazione: Cascina Aris! La stradina da percorrere è tutta curve, sale piano piano, fino ad arrivare sul cucuzzolo della collina. Appena scesa dalla macchina, ho avuto la sensazione di essere atterrata su un altro pianeta: un posto incantevole, con una vista magnifica e tanti prati verdi attorno all’azienda agricola.

Raffaele mi ha accolto a braccia aperte e subito mi ha fatto fare un giro per conoscere tutti i suoi animali… e credetemi, anche loro erano abbastanza ansiosi di fare la mia conoscenza, si sono accorti subito che era arrivata un’“estranea” nel loro territorio ? !

La popolazione della Cascina è molto variegata: capre, cavalli, maiali, oche… ed anche un simpatico cagnolone!

La sensazione di essere atterrata in un luogo diverso è continuata, sembrava di essere in una piccola Arca di Noè, ma senza gli elefanti e le giraffe! Raffaele alleva i suoi animali con passione e per ogni specie ne rispetta l’etologia e le caratteristiche.

Le caprette sono animali davvero curiosi, chi l’avrebbe mai detto che passano il tempo a farsi i dispetti tra di loro e a litigare, hanno davvero una testa dura… allora, Raffaele mi racconta, che tiene separate quelle più “vivaci” e in vena di crear scompiglio, ma a poco serve, perché anche dopo un mese di allontanamento, ricominciano a litigare e a belare tra di loro. E chi se lo immaginava che le capre avessero un temperamento così forte?

La stagionalità per Raffaele è molto importante!

Raffaele segue la stagionalità per quanto riguarda la mungitura delle sue capre, non forza la produzione del latte in rispetto dei suoi animali e dell’ambiente circostante. E questo lo porta a dei grandi risultati: infatti, i suoi formaggi vincono tantissimi premi in tutta Italia, come il “Premio Roma”, dove il formaggio Ciuffettino ha vinto il primo posto o il premio “Crudi in Italia”, in cui la Caciotta di capra si è classificata prima!

I maiali vengono tenuti liberi, in modo che possano girare nei boschi attorno alla Cascina. Vengono inoltre nutriti con i residui della lavorazione del latte delle capre, insomma ecologia ed economia circolare da 10 e lode!

Ed è arrivato il momento più atteso: quello della degustazione di salumi e formaggi, delizie per il palato!

Mentre assaggiavo tutte quelle cose così buone (e anche genuine), pensavo tra me e me “Ecco, perché hanno vinto tutti quei premi…”, un motivo doveva pur esserci! Tra un assaggio e l’altro, Raffaele mi ha mostrato il suo piccolo laboratorio, dove crea tutte le sue prelibatezze: tantissime tipologie di formaggio per essere un’azienda agricola a conduzione familiare! Quanto impegno e quanta dedizione, Raffaele è sicuramente un eccellente produttore di formaggi caprini con tutte le carte in regola!

Il mio giro è proseguito in quel di Portacomaro… ma questa è un’altra storia!

Al prossimo post!

Oggi parliamo di nocciole delle Langhe, esperienza da vivere! Incontriamo le “tonde e gentili” di Langa, una qualità apprezzata in tutto il mondo con un gusto e un profumo unici, base per dolci tipici eccezionali come i baci di dama, le torte di nocciola, le creme al cioccolato.

Nella provincia “Granda” si viene soprattutto per l’enogastronomia di livello.

Il Monferrato lo devi scoprire, perchè è una perla nascosta!

L’avevo già detto di essere innamorata del Monferrato? Sì sicuramente! Questo non toglie nulla all’amore che ho per le Langhe e all’affetto che provo per il Roero, ma il Monferrato è per me sempre una sopresa!

Dolcetto o scherzetto?

Per i piemontesi, ed in special modo per la provincia di Cuneo, questa frase potrebbe essere intesa in modo molto diverso. E sicuramente non sarebbe abbinata ad una festa di bambini in maschera!

Che autunno è, senza le castagne?!?

I boschi si colorano di giallo e marrone, i vigneti di arancione e bronzo e le colline?

Di non solo pane  viviamo… ma anche di VINO! Eh… Che vini nelle Langhe!

Andiamo avanti nella nostra storia di vini eccellenti!   Dopo il Barolo, vi voglio parlare di un altro Rè, il Barbaresco!

 

Di non solo pane viviamo… ma anche di VINO! Eh… Che vini nelle Langhe!