L'Alta Langa che ti addolcisce la giornata!

Oggi sono andata a scoprire un mondo meraviglioso: Il mondo delle api e del loro straordinario prodotto, il miele.

A casa, quando ero piccola, era arrivato un libro sul mondo delle api. Molte volte ho visto documentari ed anche trasmissioni che parlavano di questi piccoli ed operosi insetti. Ho sempre saputo che erano una specie che si organizzava in maniera complessa. Ma oggi li ho visti con occhi completamente diversi.

Ho visto le api attraverso le parole, gli occhi, il lavoro e le emozioni che mi hanno trasmesso Sandra e Agnese, Angela, Massimo e Lorenzo. Mi hanno raccontato le api con lo stesso amore e con la conoscenza che deriva dal lavoro quotidiano con le “loro api”.

esperienza miele langhe
esperienza miele langhe

L’Alveare, un condominio, un oggetto oppure un organismo complesso?

Le api si fondono in un organismo più complesso, l’Alveare. L’alveare potremmo credere si tratti di un semplice “oggetto”. No! Attraverso il racconto di Massimo l’alveare è diventato un organismo con un cervello, un apparato digerente, un apparato riproduttore e la capacità di rigenerarsi e di riprodursi.

In maniera leggera ci ha raccontato di Api Regine che non comandano, di api che durante la loro vita seguono un cammino formativo e lavorativo che le porta ad eseguire tutti i compiti all’interno di questa creatura che si chiama Alveare.

Le abbiamo viste sciamare attraverso il bosco, mentre il racconto proseguiva ed abbiamo seguito i fuchi nella loro danza per la riproduzione.

Tutto in maniera divertente e fluida. Con qualche piccolo pettegolezzo a rendere piacevole la scienza!

L’Apiario. Dove abitano le api. In fondo al sentiero delle more.

Con Lorenzo e Massimo abbiamo visitato l’apiario. Abbiamo visto come vivono all’interno dell’Alveare. Ci ha presentato l’Ape Regina, ci ha fatto notare la meraviglia architettonica del favo.

Agnese e Sandra, due minute, energiche e sorridenti ragazze (figlia e madre!) sono le regine del laboratorio. Alle prese con macchine che permettono loro di ottenere un miele di alta qualità. Non devono più combattere con arnie pesanti perché aiutate da questa stupenda macchina acquistata da poco e che ci conferma la fiducia in questa loro grande sfida: Dare al Miele dell’Alta Langa la dovuta visibilità e l’onore di non dover competere con miele di dubbia provenienza.

Alla scoperta del mondo delle api

Il gran finale. La dolcezza del miele che conquista il palato.

Alla fine, la degustazione dei loro straordinari prodotti preparata con amore da Angela: Il miele amarognolo di castagno, il chiaro miele di acacia (pochissimo in questo anno terribile per le api!), il profumato miele di tiglio, la melata ricca di Sali minerali e gusto intenso. Ma poi i derivati, le caramelle balsamiche al miele, le castagne al miele, i biscotti lavanda e miele…  Avete capito che non riuscivo più a smettere di assaggiare?

Ovviamente il formaggio di pecora, la tuma, con un goccio di miele di castagno… mi ha colpito al cuore!

Ed ecco che mi viene in mente che un percorso così è una delle scoperte che la nostra zona può proporre. A chi? Alle famiglie, a chi ama capire cosa mangia, a chi rispetta la natura o, semplicemente, ai “golosi consapevoli”!  E così ho inventato una nuova categoria da coccolare.

Angela, Massimo, Lorenzo, Sandra e Agnese, nelle loro giornate intense sapranno comunicarvi la loro passione per le api e per il miele.

Chiedimi informazioni e potrò costruire per te un viaggio sensoriale nell’alta Langa. Non te ne pentirai!

degustazione miele langa

Parlare di nocciole delle Langhe in tempo di vendemmia?

Lo so che siamo tutti pronti per parlare di vendemmia, di come è stata questa annata per il Nebbiolo che diventerà poi Barolo; siamo pronti per la Fiera del Tartufo e per i grandi eventi autunnali delle Langhe, ma oggi voglio fare un passo indietro.

Il Ferragosto ormai è passato, per molti le vacanze sono appena finite, mentre per altri sono già un lontano ricordo… ma perché disperare quando anche in autunno si possono progettare dei magnifici viaggetti?

Le origini del Castelmagno

Hai mai sentito parlare del Castelmagno? È un celebre formaggio piemontese, una regione che ben si sposa con la filosofia del “cheese” e che, nella stessa cultura culinaria, ricopre un ruolo piuttosto rilevante.

Prima del prodotto e dei vari, squisiti, abbinamenti, vorrei soffermarmi sulla simpatica prima rilevanza storica di questo alimento.

Siamo nel 1277. Al piccolo comune di Castelmagno viene richiesto, di lì in avanti, un canone annuale di una certa cifra da corrispondere al marchese di Saluzzo. Di quanto denaro si parla? Nessuno! La somma sarebbe stata corrisposta in quantità di Castelmagno.

In effetti, com’era facile intuire, il formaggio prende il nome dal comune di produzione, un piccolo paese di soli 61 abitanti, d’altra parte siamo oltre i 1000 metri di altitudine! A parte l’incantevole Santuario – in foto qui sulla destra -, è tappa di tanti appassionati di trekking che puntano a proseguire verso l’alto (ad esempio, la pista “Curnis Aouta”).

Santuario Castelmagno
Formaggio Castelmagno DOP

Il prodotto

Il Castelmagno DOP è un formaggio a pasta semidura, grasso/semigrasso di breve o media stagionatura.

Come detto, la sua origine storica risale a oltre mille anni addietro, la cui produzione avveniva proprio nell’omonimo paese, a oltre 1000 metri di altitudine.

Si tratta di un prodotto con un sapore intenso, piuttosto riconoscibile e che rappresenta un must della cucina piemontese. Difficilmente, chi viene in Piemonte può rinunciare ad assaggiarlo e, proprio a riguardo, Slowdays si sta attrezzando per rendere disponibile anche questo tipo di esperienza, ma non anticipiamo altro…

Disponendo di una sua importante consistenza, può essere anche mangiato autonomamente, senza alcun accompagnamento, così come, ovviamente, può essere abbinato a primi piatti e a vini corposi – un Nebbiolo non guasterebbe affatto… -.

La ricetta: Gnocchi al Castelmagno

Gli abbinamenti con il Castelmagno sono molteplici, ma è impossibile non citare la combinazione per eccellenza: gli Gnocchi al Castelmagno.

Si tratta di una pietanza tanto semplice quanto irresistibile e chiunque venga in Piemonte non può rinunciare ad assaggiarla. Ma quali sono gli ingredienti e come si realizza?

Lo gnocco è un “semplice” gnocco di patate, realizzato con farina, ovviamente patate, e uova. Sono serviti con una crema composta da castelmagno e panna ed è una ricetta proprio tipica della Valle Grana, nella zona di produzione del Castelmagno stesso.

Da lì, la bontà e la facilità di preparazione ha condotto questo piatto a divenire tradizione del Piemonte e ad essere riproposto nei principali ristoranti presenti nell’intera regione.

Se per caso dovessi averti incuriosito, ti lascio un link per la ricetta qui, ma a breve potresti ricevere anche un altro tipo di sorpresa…

Infatti, un mio desiderio personale si sta trasformando in realtà: vorrei che sempre più persone avessero la possibilità di conoscere le principali ricette tradizionali piemontesi e, soprattutto, imparare a realizzarle da chi le tramanda da generazioni. Perciò, se hai gradito questo contenuto, scrivici e rimani aggiornato su questo nuovo pacchetto in elaborazione…

Gnocchi al Castelmagno

Oggi voglio raccontarti di un altro prodotto straordinario del nostro Piemonte: Il Formaggio

L’occasione che mi spinge a parlarti di questo argomento è l’avvicinarsi della straordinaria manifestazione CHEESE.

Questo evento si tiene ogni due anni. A Bra, cittadina della provincia di Cuneo dove è nato il movimento SlowFood di Carlin Petrini (ma ve ne parlo un’altra volta!)

Dunque ti accenno qualcosa di Cheese, ma in relatà ti parlerò di formaggi piemontesi. Sì perché Cheese è l’apoteosi del formaggio. E’ la vetrina dove i produttori da ogni continente portano i loro prodotti e si fanno conoscere. E’ un evento straordinario che ad ogni appuntamento cresce e si sviluppa.

Il titolo è Cheese, le forme del latte. La città di Bra diventa un mercato in ogni suo angolo e gran parte dei ristoranti della zona omaggiano questo prezioso prodotto, antico e sempre più apprezzato!

Quando: 20-23 settembre 2019 (evento biennale)

Ma parliamo dell’argomento che mi sta a cuore:

I formaggi italiani ed ancor di più i formaggi piemontesi.

In Italia abbiamo una varietà che ci colloca tra i primi produttori al mondo proprio per le tante tipologie di formaggi vaccino, ovino e caprino. Ed il Piemonte rispecchia questa caratteristica. Praticamente in ogni valle troverai piccoli e grandi caseifici con le loro specialità. Formaggi della tradizione e formaggi anche con un pizzico di innovazione. Tutti caratterizzati dall’ottima materia prima

Ti racconto qualcosa dei formaggi che amo di più

Iniziamo dal Gorgonzola DOP, il nome non ti deve ingannare: si chiama come la città lombarda ma il grosso della produzione arriva dalla provincia di Novara. Poi possiamo ormai vantarci del Grana Padano DOP e di suo “figlio diletto” il Valgrana. Ottimo il Bra e straordinario il Castelmagno. Io vado matta per le varie tume, di cui in particolare devo ricordare quella di Roccaverano.

Ci sono poi formaggi come il Raschera, il Taleggio, il Bruss, le robiole che diventano un piatto principale e molte volte un ottimo sostituto della carne.

Noi piemontesi, ed ancora di più noi che viviamo nelle Langhe abbiamo una predilezione per i formaggi che si integrano con i nostri piatti caldi invernali. La polenta concia, gli gnocchi alla bava, il risotto al raschera oppure al castelmagno, i tomini grigliati, la pasta al gorgonzola ed ogni piatto dove il formaggio fuso scatena il suo gusto!

Ti ho invogliato? Bene, sappi che organizzo Tour gastronomici dove i formaggi incontrano i vini della zona e dove li possiamo accompagnare anche a conserve preziose ed intriganti come la Cugnà!

Se hai voglia di “ubriacarti” di formaggio non devi mancare alla manifestazione Cheese 2019 ma sappi che qui troverai formaggi ottimi in ogni stagione. Parola di golosa del formaggio.

Ricette piemontesi: parliamo di come si integrano i popoli attraverso la cucina!

Alcuni giorni di festa, il freddo che sembra non volere ancora andare via e qualche ora da dedicare alla cucina. Ecco gli ingredienti di questo articolo!

 Insalata russa: certamente piemontese! O no?

C’è chi racconta che in Italia, nel Settecento, si parlasse di insalata genovese e che fosse un piatto amato dagli aristocratici liguri. Molti altri invece sostengono che l’insalata russa SIA PIEMONTESE. Ed io voglio crederci!

Perché si chiama russa?

Forse l’origine non deriva dal fatto che l’insalata russa fosse proprio russa. Ho trovato qualche cenno al fatto che si chiamasse così perché il servizio era “alla russa”, e cioè che tutti i piatti fossero serviti in tavola insieme. Io vi do la ricetta che ho scritto anni fa sul mio quaderno di ricette!

Insalata russa alla piemontese: la ricetta originale

Ingredienti

  • 1 tazza di maionese (fatta con i tuorli, poco olio di oliva, olio di semi, sale e limone!)
  • 2 patate
  • 3-4 di carote
  • 1 scatola di piselli teneri (io compro quelli surgelati e li faccio bollire. Se preferite potete usare quelli già cotti.
  • 7-8 pezzi di sottaceti, tritati fiissimi
  • 1 scatoletta di tonno (io preferisco il tonno in vetro, ma era per darvi la misura)
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale q.b.

 Preparazione

Cuocete le verdure separatamente. Devono essere ben morbide. Quando saranno raffreddate unitele agli altri ingredienti (sminuzzate il tonno!) e mescolate accuratamente aggiustando di sale ed aggiungendo qualche cucchiaio di olio EVO. Alla fine, aggiungete la maionese, tenendone qualche cucchiaiata per guarnire. Mescolate ancora bene. Appiattite e livellate l’insalata russa. Stendete un velo di maionese e fate “le guarnizioni”. Piselli, qualche spicchio di carota, una fetta di uovo sodo serviranno a fare qualche bel disegno!

 

Altro piatto “mitico” della cucina piemontese? Il vitello “tonnato”!

 

Alzi la mano chi non ha assaggiato il vitello tonnato! Se siete stati in Piemonte, impossibile!

Dire antipasto in Piemonte e dire Vitel Tunè è quasi la stessa cosa! In Italia però si contano molte versioni di questo piatto: Lombardia, Veneto, Emilia dicono di essere depositarie della storia di questo piatto. Ma Wikipedia (e già anche Wikipedia si è scomodata!) dice che è piemontese, e quindi bando alle chiacchiere, è piemontese!

Partiamo dal fatto che è un piatto strano! La carne mescolata al pesce non è proprio usuale. E poi, se pensiamo che il Piemonte, il mare, proprio non ce l’ha!

Il vitello tonnato, quando è nato prevedeva una salsa a base di acciughe e capperi. Le acciughe ed i capperi erano il frutto degli scambi con la Liguria. E nasce da questi scambi questa idea … così buona!

Vitel tunè voleva dire vitello “conciato”. Si dice che il tonno sia stato aggiunto dopo, come ingredienti, forse proprio per un errore derivato dal nome!

La MAIONESE? Sì o No?

Diciamo che nel tempo è stata aggiunta la maionese per creare la salsa tonnata, buonissima peraltro, che oggi conosciamo. Qualche purista la rinnega assolutamente. A me piace in entrambe le ricette. Anzi, mi piace da impazzire anche il panino con il vitello tonnato! Provare per credere…!

La Bagna Càuda: la salsa piemontese che arriva dalla Francia!

La salsa a base di sale olio e acciughe era conosciuta ed amata dai mercanti. Ma solo “i poveri” la amavano. Oggi è diventata un piatto quasi ricercato e si sono addirittura creati i “Bagna Cauda Day”!

Come nasce questo piatto?

E’ il piatto collettivo. Il piatto della festa. Si condivide l’allegria perché “si bagna” tutti insieme. Era il piatto per festeggiare la fine della vendemmia. Ma i contadini lo amavano anche …  a colazione! Sì, perché se ti sei svegliato alle tre del mattino, hai sistemato la stalla, munto le mucche, raccolto un po’ di verdura nell’orto… puoi anche fare colazione con la bagna cauda ed una bella fetta di pane!

È una ricetta piemontese? No, direi del Monferrato e delle Langhe

Sembra che le sue origini siano in Provenza. Salse a base di acciughe, molto simili, si raccontano già nei secoli passati.

I commercianti del Monferrato, quando andavano in Francia a rifornirsi di sale ed acciughe hanno assaggiato e quindi “importato” anche questo splendido piatto!

La nostra tradizione ha aggiunto le verdure e l’ha fatta diventare un “intingolo”!

Gli ingredienti e la ricetta della bagna cauda

Ora ti racconto la nostra ricetta (per 4 persone)

  • una testa e mezza di aglio
  • olio quanto basta
  • 200 grammi di acciughe “mature”, devi chiedere così!
  • Latte, un pezzetto di burro

Sfiletta e pulisci le acciughe.  Lessa l’aglio nel latte fino a quando diventa poltiglia. Aggiungi la noce di burro. Metti i filetti di acciughe e lavorali sempre sul fuoco, fino a farli ridurre in crema. Versa l’olio a filo fino alla consistenza desiderata. Deve poi cuocere circa 30 minuti a fuoco bassissimo!

Servila in tavola con belle fette di pane casereccio e le verdure pulite. Scaldala ogni tanto oppure metti in tavola un fornelletto per tenerla calda durante tutto il pasto.

Una buona Barbera, per me, è l’accompagnamento migliore!

Se vuoi venire ad assaggiare questi ed altri ottimi piatti piemontesi, ti aspetto per aiutarti ad organizzare il tuo Tour ideale! Tra cantine, passeggiate per smaltire, ristoranti e panorami, non ti sentirai mai sazio!

Via alla pagina dei nostri Tour per avere ispirazione. Ma ricordati che noi creiamo Tour personalizzati!

 

A Monale c’è Raffaele, che si prende cura delle sue caprette un po’ dispettose, ma con il loro latte produce formaggi pluripremiati!

In una di queste giornate anticipatamente primaverili, mi sono messa in macchina per andare a conoscere Raffaele, titolare dell’azienda agricola Cascina Aris.

Prima di giungere a destinazione, ho fatto una sosta a Monale, un piccolo comune in provincia di Asti di circa 1.000 abitanti.

Davvero un posticino delizioso, dove cielo e boschi, stradine di campagna e natura, convivono insieme allegramente!

A coronare questo bucolico paesaggio, un Castello, il Castello di Monale, non aperto al pubblico per visite guidate, ma le cui sale sono adibite a sontuose location per matrimoni / bed & breakfast. Un luogo da tenere in considerazione per turisti in cerca di soggiorni rilassanti, immersi nella pace della campagna.

Ho ripreso, quindi, il mio giro, destinazione: Cascina Aris! La stradina da percorrere è tutta curve, sale piano piano, fino ad arrivare sul cucuzzolo della collina. Appena scesa dalla macchina, ho avuto la sensazione di essere atterrata su un altro pianeta: un posto incantevole, con una vista magnifica e tanti prati verdi attorno all’azienda agricola.

Raffaele mi ha accolto a braccia aperte e subito mi ha fatto fare un giro per conoscere tutti i suoi animali… e credetemi, anche loro erano abbastanza ansiosi di fare la mia conoscenza, si sono accorti subito che era arrivata un’“estranea” nel loro territorio ? !

La popolazione della Cascina è molto variegata: capre, cavalli, maiali, oche… ed anche un simpatico cagnolone!

La sensazione di essere atterrata in un luogo diverso è continuata, sembrava di essere in una piccola Arca di Noè, ma senza gli elefanti e le giraffe! Raffaele alleva i suoi animali con passione e per ogni specie ne rispetta l’etologia e le caratteristiche.

Le caprette sono animali davvero curiosi, chi l’avrebbe mai detto che passano il tempo a farsi i dispetti tra di loro e a litigare, hanno davvero una testa dura… allora, Raffaele mi racconta, che tiene separate quelle più “vivaci” e in vena di crear scompiglio, ma a poco serve, perché anche dopo un mese di allontanamento, ricominciano a litigare e a belare tra di loro. E chi se lo immaginava che le capre avessero un temperamento così forte?

La stagionalità per Raffaele è molto importante!

Raffaele segue la stagionalità per quanto riguarda la mungitura delle sue capre, non forza la produzione del latte in rispetto dei suoi animali e dell’ambiente circostante. E questo lo porta a dei grandi risultati: infatti, i suoi formaggi vincono tantissimi premi in tutta Italia, come il “Premio Roma”, dove il formaggio Ciuffettino ha vinto il primo posto o il premio “Crudi in Italia”, in cui la Caciotta di capra si è classificata prima!

I maiali vengono tenuti liberi, in modo che possano girare nei boschi attorno alla Cascina. Vengono inoltre nutriti con i residui della lavorazione del latte delle capre, insomma ecologia ed economia circolare da 10 e lode!

Ed è arrivato il momento più atteso: quello della degustazione di salumi e formaggi, delizie per il palato!

Mentre assaggiavo tutte quelle cose così buone (e anche genuine), pensavo tra me e me “Ecco, perché hanno vinto tutti quei premi…”, un motivo doveva pur esserci! Tra un assaggio e l’altro, Raffaele mi ha mostrato il suo piccolo laboratorio, dove crea tutte le sue prelibatezze: tantissime tipologie di formaggio per essere un’azienda agricola a conduzione familiare! Quanto impegno e quanta dedizione, Raffaele è sicuramente un eccellente produttore di formaggi caprini con tutte le carte in regola!

Il mio giro è proseguito in quel di Portacomaro… ma questa è un’altra storia!

Al prossimo post!

Le nocciole delle Langhe, oggi parliamo di questa esperienza da vivere!

Incontriamo le “tonde e gentili” di Langa, una qualità apprezzata in tutto il mondo con un gusto e un profumo unici, base per dolci tipici eccezionali come i baci di dama, le torte di nocciola, le creme al cioccolato.

Nella provincia “Granda” si viene soprattutto per l’enogastronomia di livello. Dal Tartufo alla cisrà!

Il Monferrato lo devi scoprire, perchè è una perla nascosta!

L’avevo già detto di essere innamorata del Monferrato? Sì sicuramente! Questo non toglie nulla all’amore che ho per le Langhe e all’affetto che provo per il Roero, ma il Monferrato è per me sempre una sopresa!