Che noia le visite guidate! …O forse no?

Si sa, la visita guidata ha i suoi sostenitori convinti, ma anche molti detrattori.

Talvolta mi capita di sentire associare la visita guidata a una mancanza di libertà, all’essere costretti a seguire le attrazioni turistiche invece che a scovare angoli nascosti, si associa a lezioni super-noiose di storia dell’arte e architettura…beh posso capire questo punto di vista, ma con questo articolo voglio farvi ricredere!

 Un tuffo nella “Provenza-Cuneese”, proprio a due passi da casa!

“Di colpo le colline cambiano colore. I fitti cespi verde argentato si tingono di sfumature che vanno dal bluette al viola intenso, passando per il rosaceo e l’indaco. Inizia così la fioritura della lavanda.”

Paola Scola

Se non avete mai avuto l’occasione di fare un viaggio in Provenza e vedere con i vostri occhi quello che la giornalista Paola Scola scrive, potete macinare molti meno kilometri e… surprise, riuscire ad ammirare tutto questo, rimanendo anche in Italia! Se poi questa meravigliosa magia di Madre Natura si trova a poca distanza da casa, è ancora meglio, no?

Oggi facciamo un salto a Sale San Giovanni

Paese in provincia di Cuneo, che fa parte dell’Alta Langa, da circa vent’anni specializzato nel settore officinale-erboristico.

L’Alta Langa è per chi le Langhe le vuole conoscere davvero.

Eh sì, l’Alta Langa non è per tutti!

L’Alta Langa bisogna capirla, ascoltarla, osservarla in silenzio e solo allora ti entrerà nel cuore e non potrai più fare a meno di tornarci almeno ogni tanto.

É primavera, svegliatevi bambine/i!

Finalmente la primavera! Tanto attesa, desiderata…ed eccola qua! Forse ci siamo, il caldo è arrivato e da adesso in poi non ci lascerà! (fingers-crossed)

 

É il momento perciò di risvegliare il fisico, quale idea migliore se non passare un po’ del tuo tempo libero all’aria aperta?

Scopri con noi nocciole, formaggi e agnolotti!

Hai mai visitato un luogo non solo per le sue bellezze architettoniche e storiche, ma anche per i piaceri della sua cucina?

Si chiama Turismo Enogastronomico, ovvero esplorare posti mai visti prima, non solo dal punto di vista tradizionale, ma frequentando ristoranti, cantine, aziende agroalimentari aperte al pubblico, che propongano piatti o prodotti tipici del territorio. Non importa se non ti sei mai cimentato in questa attività, ti trovi comunque nel posto giusto! Il Piemonte è una base perfetta da cui partire!

Lo conosci il Museo del Latte delle Langhe? No? Nemmeno io!

Uno di questi giorni, cercando informazioni su piccoli caseifici dove organizzare qualche bella degustazione per un formaggio langhecliente, mi sono imbattuta in un’ “esperienza” proposta da un grande e famoso portale che promette esperienze autentiche in tutti i luoghi del mondo.

Mi sono detta: “Ma come non conosco il Museo del latte delle Langhe? Cavoli, una bella lacuna…non diciamolo a nessuno!”

Che origine ha questo strano nome?

Il nome “ricetto” deriva dal latino “receptum, -i”, ovvero rifugio, ricovero, un posto dove trovare riparo, mentre il nome “candelo” è da ricondurre alle origini pre-celtiche del luogo. La prima citazione conosciuta di Candelo è la sua antica denominazione “Candelium”, risalente all’anno 988 in un documento in cui Ottone III conferisce il possesso al feudatario Manfredo.

La giornata di Pasquetta si passa in compagnia ed è sempre all’insegna dell’indecisione… un sacco di idee, tanti posti che si vorrebbero vedere, ma anche tante incognite. Chissà se farà bello? Pioverà o ci sarà il sole? Sicuramente il meteo condiziona molto la nostra scelta! E quest’anno non sarà diverso… mi sa!

Il nostro programma però è già stabilito, vogliamo andare “a caccia” di panorami, scorci romantici, paesaggi che appaghino gli occhi, per questo motivo vi proponiamo ben tre borghi langaroli da cui si possono ammirare dei meravigliosi belvedere.

Accanto ad ogni veduta vi consigliamo anche un vino che si sposi bene con il territorio circostante, che ne dite? Vi piace l’idea? …Allora, partiamo!

Il Monumento all’amore delle Langhe: Il Cedro del Libano di La Morra

Guardando l’infinità di lucchetti che occupa i nostri ponti e cancelli, mi sono chiesta come facevano gli innamorati dell’800 a sigillare le loro promesse di amore eterno senza questi aggeggi moderni. Allora, facciamo un salto nel passato ed andiamo a scoprirlo insieme!

Ci sono alcuni uomini nella storia che hanno lasciato un segno indelebile, che hanno dato tanto e che devono rappresentare un’ispirazione per tutti noi. Fra questi, ce ne sono alcuni davvero speciali, che definirei “visionari”. Le persone che non si spaventano di fronte alle sfide impossibili, che hanno in mente grandi progetti ai quali dedicano la loro vita.

Conoscendo il Parco della Burcina, ho potuto scoprire la storia di un’intera famiglia di visionari:  Giovanni, Felice, Enzo e Guido Piacenza